Nuovo Centro Educativo: in mostra sempre più il suo nuovo volto!

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Il laboratorio di “Autocostruzione di comunità a Roccaporena” sta dando tanti entusiasmanti frutti! Il nuovo Centro Educativo mostra sempre più il suo volto…ed è bello immaginare futuro! L’iniziativa si sta svolgendo nel rispetto delle procedure di prevenzione e contenimento del Covid-19. A tal proposito riportiamo l’articolo pubblicato nel numero4/2021 della rivista “Lo Scoglio di Roccaporena” sulla rigenerazione del Centro.
Dallo scorso anno con la partenza del progetto Rockability si rincorrono ed incrociano idee, riflessioni e valutazioni sulla scelta di rilanciare, con approccio contemporaneo ed innovativo, la vocazione di Roccaporena come luogo di accoglienza ed emancipazione di ragazzi in condizione di fragilità. Una sfida che coinvolge l’intero territorio casciano, che da sempre mantiene alta l’attenzione alle nuove generazioni e che, oggi più che mai, deve trovare nuovi strumenti per misurarsi con le grandi difficoltà che incontrano le aree interne del Paese nell’offrire nuovi spazi di futuro ai giovani. Proprio per questo, a partire dal nucleo di Roccaporena, si sta pensando e sviluppando un sistema di supporto che rappresenti una doppia opportunità: per quei ragazzi in condizione di difficoltà provenienti da altri territori e per quei giovani che questo territorio lo abitano e che spesso, dopo aver studiato fuori sede, non ritornano, cercando lavoro altrove.

Il processo di ripensamento e rilancio di quello che all’inizio era l’Orfanotrofio, poi col tempo trasformato in Centro educativo, sta rappresentando un campo di prova e di apprendimento per i tanti soggetti (associazioni, abitanti, educatori, operatori economici, imprese del terzo settore, istituzioni ed enti nazionali, regionali e locali) che da oltre un anno e mezzo si confrontano e collaborano per ri-qualificare Roccaporena come luogo inclusivo, eco-sostenibile e generatore di relazioni educanti.

Costruire traiettorie di futuro per i giovani significa orientarsi verso pratiche inedite da sviluppare insieme alla comunità locale e ad una rete di attori più ampia interessata a sostenere ed alimentare progettualità che riguardino più ambiti in relazione tra loro: il turismo lento e responsabile, che punta a valorizzare l’esperienza e le risorse naturalistiche e culturali; la rigenerazione eco-sostenibile del territorio attraverso l’introduzione di buone pratiche sulla gestione del ciclo dei rifiuti, della risorsa idrica ed energetica; lo sviluppo di tecnologie digitali a supporto dei processi di collaborazione della comunità locale; la realizzazione di percorsi formativi su nuovi profili professionali.

In questo scenario i giovani sono al centro, protagonisti attuali e futuri della loro vita e della vita di questo territorio. Devono assumere un ruolo attivo ed essere riconosciuti come risorsa, orientamento ancor più necessario e rilevante quando si ha a che fare con giovani che provengono da situazioni di disagio e da percorsi difficoltosi, rispetto ai quali l’approccio assistenziale è ormai superato in quanto non più capace di dare risposte adeguate ai problemi e ai tempi.

È questo il caso dei care leaver, ovvero quei giovani che dopo essere stati inseriti in percorsi di tutela, in affido o in comunità socio-educative, una volta maggiorenni, devono lasciare i servizi di supporto e cavarsela da soli. L’uscita dalla tutela è un territorio di confine che vede in Italia migliaia di ragazzi senza una chiara destinazione dopo la maggiore età e con un’indefinita progettazione del loro percorso di vita (cfr, Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza). Dei ragazzi che escono, dopo anni trascorsi nell’accoglienza, alcuni, purtroppo pochi, rientrano nel contesto familiare d’origine, altri devono costruirsi un futuro in autonomia, in un tempo limitato rispetto a quello concesso ai loro coetanei senza vissuti traumatici e turbolenti alle spalle. Alcuni ce la fanno, molti altri no. E il rischio è quello di cadere in circuiti di indigenza e devianza. A questi ragazzi, cosiddetti “improvvisamente adulti”, che devono ancora lottare per conquistarsi una condizione di vita stabile e gratificante, si sta rivolgendo il progetto Rockability: negli spazi del Santuario di Santa Rita si stanno allestendo luoghi dove abitare, formarsi, orientarsi e sperimentare gradualmente un percorso di crescita verso l’autonomia e l’indipendenza.

Il 2021 sarà un anno importante per la comunità di Roccaporena, il tempo in cui il complesso lavoro di confronto e progettazione degli ultimi mesi dovrà tradursi in pratica condivisa di accoglienza e di impegno per l’apertura di nuove strade per i ragazzi che saranno ospitati, ma anche per chi avrà la responsabilità ed il privilegio di accompagnarli verso una vita luminosa e gratificante.

Silvia Quaranta e Alfonso Raus

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