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BUONA PASQUA DI RESURREZIONE A TUTTI I DEVOTI DI SANTA RITA

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Carissimi devoti di Santa Rita,

Cristo risortoL’augurio pasquale che ci scambiamo e che rivolgo di cuore a ciascuno di voi, dicendovi «buona Pasqua!», è un augurio di gioia.

Ma ci chiediamo: che cosa è questa gioia pasquale? Che cosa significa, che cosa dice, che cosa contiene? Non corre forse il rischio di essere qualcosa di superficiale che ci diciamo con le labbra, che vorremmo che anche interiormente fosse vera fino in fondo, ma senza sapere bene come? Oppure, se guardiamo con fede alla vera sorgente di questa gioia pasquale, che è il Cristo risorto, non corriamo forse un altro rischio, quello di esprimere una gioia fatta di dimenticanza, fondata sull’oblio?

Si potrebbe trattare di una gioia che nasce dalla resurrezione di Cristo, fatto che riceviamo e proclamiamo nella fede, ma quasi dimenticando la morte, la passione, la croce, dimenticando i chiodi ed i flagelli. Un po’ come se tutte queste cose non fossero avvenute, come se la passione e la morte di Gesù fosse stata un brutto sogno. In realtà, esse sono ancora in mezzo a noi, nella sofferenza di tanti, oggi. E allora possiamo anche stupirci che l’annuncio di gioia pasquale non tolga la sofferenza del mondo, che dopo una breve euforia ci ritroviamo di fronte ai problemi di sempre: la malattia, l’ingiustizia, la violenza, la fame.

Come dunque intendere la gioia pasquale perché non sia semplicemente di maniera, perché non sia fondata sulla rimozione delle sofferenze di Cristo e delle nostre? Perché non sia soltanto una breve pausa, ma segni, come la risurrezione di Cristo, un cambiamento nella vita?

La parola di Dio ci dice che il Gesù risorto è il Gesù che ha patito ed è morto, anzi è il Gesù che «doveva» morire; nel vangelo di Luca si dirà addirittura che «bisognava» che il Cristo soffrisse queste cose, che entrasse in questa sofferenza (cf 24, 26). Comprendiamo allora che la vita nuova del Signore non è semplicemente la cancellazione della morte in croce, quasi non fosse mai stata e fosse un evento da dimenticare; è piuttosto lo svelamento della vitalità prodigiosa che era già presente nell’esistenza terrena di Gesù vissuta nell’abbandono al Padre, nell’amore, nella dedizione ai fratelli. Era già questo il segreto del suo vivere, che egli aveva deposto con cura per i suoi nel sacramento dell’eucaristia, dichiarando di dare liberamente la vita perché anch’essi avessero la vita «in abbondanza» (cf Gv 10, 10).

Siamo dunque invitati ad approfondire il rapporto tra i due momenti essenziali del gesto pasquale, cioè la morte e la risurrezione. La seconda supera la prima non cancellandola, ma portando a pieno sviluppo la vita già presente in quella morte per amore. La luce della risurrezione non fa scomparire la croce, ma aiuta il credente a capire il mistero di vita e di amore che  da essa si sprigiona.

Se trascuriamo questa connessione – che è la struttura intima del mistero pasquale – ci esponiamo a delusioni talora drammatiche. La gioia pasquale, infatti, e l’augurio pasquale, debbono fare il conto con una realtà nella quale, dal punto di vista storico dello svolgimento degli eventi nella loro materialità, nulla sembra essere cambiato: continuano a sussistere intorno a noi la ricerca di interessi di parte o di partito a scapito del bene comune, logiche perverse di potere fine a se stesso, l’egoismo e la superficialità, l’odio, la violenza, la guerra, la malattia e la morte.

La Pasqua non toglie immediatamente queste realtà, ma ci dice che, se Cristo è vivo nella gloria di Dio, se Cristo è vivo nella Chiesa e nella storia, se è vivo, quindi, in noi, tutto questo non solo non ci impedisce di amare, ma ci spinge a sperare ed amare sempre di più.

Santa Rita con la sua vita ha testimoniato che chi ama riceve la vita di Cristo ed è fatto capace di trasmettere vita intorno a sé. La gioia pasquale, dunque, non è superficiale e smemorata, non è gioia di un momento o di maniera; è gioia capace di fare memoria seria della croce di Cristo e di farci trovare le strade lungo le quali annunciare ai fratelli la vera speranza.

La vita risorge con Cristo, la vita di Cristo in noi ci fa capaci di dare vita e di testimoniarla. L’augurio pasquale che ripetiamo non sia soltanto un voto o un desiderio, ma una realtà immersa nella storia e divenga per tutti una concreta responsabilità.

+ Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia

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