Roccaporena, paese natale
di S. Rita

Roccaporena

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PELLEGRINI A ROCCAPORENA IN UN CLIMA PASQUALE

Elvira e NadiaCon il sole che ci ha beneficati dei suoi caldi raggi primaverili ed una natura che dopo l’inverno particolarmente difficile sembra finalmente rallegrarsi, sono giunti a Roccaporena diversi pellegrini; ne abbiamo incontrati alcuni ed ascoltato le loro storie. Ad esempio Elvira e Sandre, vivono a Toronto, giunti a Treviso dalla sorella Nadia: insieme hanno deciso di compiere un pellegrinaggio a Cascia e Roccaporena. «Lo facciamo  – spiega Elvira – in ricordo della nostra mamma Gianna che è venuta a mancare due anni fa. Lei era molto devota di Santa Rita». «Quando è morta – racconta Nadia – ci siamo dette e adesso chi pregherà per noi? Poi abbiamo sentito la sua vicinanza e con lei la vicinanza di Santa Rita; per cui oggi siamo qui a ringraziare per tanti doni ricevuti»

Romina, Gina, MariettaEd è per ringraziare la “Santa dei casi impossibili” che Romina, Gina e Marietta vengono da 24 anni a Roccaporena. «Ogni anno da Loreto – racconta Gina – facciamo questo pellegrinaggio. Ho avuto un brutto incidente, ma devo ringraziare Santa Rita che mi ha protetto». «Io e mia figlia stavamo per morire al momento del parto», racconta Romina, i cui occhi si riempiono di lacrime. «Oggi mia figlia ha 23 anni ed io sento il dovere di venire ogni anno a ringraziare la Santa di Roccaporena». Così le tre donne con grande fede e devozione esprimono il loro grazie al Signore per i doni ricevuti attraverso l’intercessione di Santa Rita.

Famiglia provenienti dalla FranciaC’è anche chi compie un lungo viaggio per ristabilire nel proprio cuore la pace e la serenità: «Abbiamo perso una bambina che si chiamava Rita e siamo qui proprio per affidarla a Santa Rita e continuare in qualche modo a sentirla vicina a noi». A parlare è Stefanie, mamma di 5 figli che, insieme a loro, e al marito Romeo ha compiuto questo viaggio da Parigi a Cascia- Roccaporena. Nella foto la famiglia è insieme a don Giacinto Mba, sacerdote del Santuario che per loro ha celebrato la Messa in lingua francese. Che dire poi di Salvatora che da Sassari Salvatorainsieme alla figlia ed al genero è venuta nella terra di Santa Rita: «Dori – così la figlia chiama affettuosamente la mamma – è malata di alzheimer, noi l’abbiamo presa in casa e la consideriamo un vero dono del Signore». La cara “Dori” sorride dalla sedia a rotelle, chiede che si accenda una candela davanti alla statua di Santa Rita e si ferma a pregare.

 

Gruppo di Porto S. Elpidio a Mare con don Emanuele Grasselli

Le esperienze diverse dei devoti  s’intrecciano così con momenti di preghiera personali e comunitari. Salutiamo con gioia un folto gruppo di pellegrini polacchi ed ucraini che hanno celebrato la Messa, in diversi momenti, nell’antica chiesa di S. Montano; vogliamo anche  ricordare don Emanuele Grasselli proveniente da  S. Elpidio a Mare (Fermo) che con i suoi 150 pellegrini ha sostato in Santuario per un momento di preghiera e così ricordare l’anniversario di matrimonio di alcuni dei presenti.

Gruppo di Monte Oliveto Maggiore«Sono cresciuto all’ombra di Santa Rita», ci racconta padre Teodoro, monaco Benedettino Olivetano. «A Genova – prosegue – nella mia parrocchia mi sedevo sempre sotto un dipinto della Santa. Abbiamo compiuto questo pellegrinaggio dall’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore (SI) proprio  perché diversi fedeli lo hanno richiesto. Santa Rita è molto amata».

 

Devoti da Marsciano (PG)Sono arrivati in circa 100 da Marsciano (PG) per un giorno da vivere all’insegna della famiglia. «Abbiamo con noi i bambini del catechismo, insieme con le loro famiglie – ci racconta Marco – siamo qui proprio per vivere questo giorno insieme. Santa Rita si può considerare proprio la Santa della famiglia». Nel pomeriggio hanno celebrato la Messa presieduta dal loro parroco don Marco.

 

Gruppo di Roma con don Carlo Purgatorio«Per me è una bella figura di donna e di santa, quello che colpisce molto è questo spirito di sacrificio. Lei – afferma don Carlo Purgatorio, proveniente da Roma con un gruppo di devoti – ha portato avanti la logica del perdono, credendo che a Dio nulla è impossibile».

Lo crediamo, sappiamo dal flusso di pellegrini che sta riprendendo a percorrere le nostre strade, che la logica del perdono è più grande di ogni forma di odio e di violenza ed è la forza del perdono che cambia la storia a partire da “Quel  Gesù Crocifisso” che, morendo in Croce, tutti ci ha perdonati e rendenti.

suor Stella Lepore