Il Card. Poli fu promotore del processo per la causa di beatificazione di Rita e il Card. Vincenzo Maffeo Barberini, già Arcivescovo di Spoleto, il 7 Agosto 1623 fu eletto Pontefice di Santa Romana Chiesa con il nome di Urbano Vili e la cerimonia di Beatificazione fu celebrata il 16 Luglio 1628 dallo stesso Urbano Vili nella Chiesa di S. Agostino in Roma. Dobbiamo constatare che prima e dopo il sisma la casa natale della Beata non fu molto tenuta in considerazione; solo dopo che la casa maritale fu trasformata in Cappella nei proprietari che l'abitavano si manifestò il desiderio di trasmettere ai posteri la giusta indicazione del fabbricato nel timore che il tempo avesse cancellato il ricordo e fosse ricordata solo la casa maritale. Molto probabilmente fu questo il motivo che portò i proprietari ad incidere su pietra questa affettuosa espressione: Da Antonio Mancini a da Amata Ferri in questa casa nel Maggio 1381 nacque Rita Mancini, e collocarla nella casa ove secondo la tradizione la Santa è nata. Fu in quel momento -anno 1955 - che l'"Opera di Santa Rita" per togliere il disorientamento che prendeva dimensioni sempre più vaste e sempre più strane nei visitatori e nei paesani, iniziò le trattative per l'acquisto di tutto l'immobile: una parte dell'edificio si conserva nella sua autenticità perché non subì gli enormi danni con il grande terremoto del 4 Novembre 1599; l'altra parte, invece, fu ricostruita con molti vani tanto da rendere l'originaria Domuncula un'abitazione molto più grande.
Le trattative si protrassero con grande pazienza e senza fretta per oltre dieci anni. Il 17 Giugno 1981 fu redatto il contratto di acquisto. Solo una parte del fabbricato fu messo a disposizione dei visitatori e dei devoti, mentre la parte più antica, per ragioni di stabilità, fu rimandata al momento in cui l'Opera avesse avuto la possibilità di renderla sicura. Nell'inverno 1998 sono stati eseguiti i lavori di consolidamento dei muri esterni e delle strutture interne. Si è cercato di lavorare con impegno e scrupolosità per non alterare la parte originale della casa, rispettando esternamente l'autenticità del muro e internamente lasciando i solai e le pareti con la patina nei muri piena di caligine prodotta dal fumo: si possono osservare il monumentale focolare, che domina la cucina; gli infissi e le credenze con parte degli utensili che la famiglia usava abitualmente; l'austera scala in legno che conduceva con difficoltà alla camera sopra la cucina; i pavimenti con mattoni originali. Scendendo una scala in pietra troviamo l'altra entrata alla casa che giace all'inizio della stradina che conduce all'Orto, ove nel Gennaio del 1457 avvenne il miracolo della rosa e dei fichi. A sinistra dell'entrata si accede a due locali adibiti a cantina: nella prima troneggia maestoso uno dei primi torchi che l'uomo ha escogitato per pigiare l'uva dopo essere stata pestata nella maniera tradizionale con i piedi; è un cimelio, ormai introvabile, che il visitatore non può non ammirare con commosso interesse; nell'altro locale sono esposti alcuni interessanti primitivi attrezzi agricoli. L'"Opera di Santa Rita", anche se con sacrifici finanziari non indifferenti, ha affrontato i lavori con il desiderio di far visitare a coloro che si recano a Roccaporena la casa ove, secondo la tradizione, è nata Santa Rita. È un fabbricato di sapore medioevale, che fa rivivere le emozioni del tempo e che purtroppo le esigenze moderne con tanta leggerezza hanno distrutto.

