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Il Fondatore dell'opera
MONS. SETTIMIO PERONI, Arcivescovo titolare di Viminacio e già Vescovo di Norcia dal 1929 al 1951, morì nella Casa del Pellegrino di Roccaporena nella serata del 12 ottobre 1958. Dinanzi al Consiglio dell'Opera fu commemorato dal suo successore, Mons. Ilario Roatta, che così ebbe ad esprimersi: «Nella Casa del Pellegrino era desiderato ospite dal 14 ottobre 1957, quando vi era stato accolto affettuosamente per ricevervi un'assistenza nella sua vecchiaia dolorante. Sono grato a Dio che mi ha concesso di poter offrire al mio venerato antecessore questo asilo, di compiere verso di lui quest'opera di amore. Sono grato all'Opera di S. Rita che è stata strumento nelle mani della Provvidenza per quest'opera di amore verso il buon Padre. L'Opera ha assicurato a se stessa e alla Diocesi di Norcia una grande benedizione, accogliendo ed assistendo amorevolmente questo grande Sacerdote di Dio, questo Pontefice della Chiesa. In questo sublime atto di amore vi è la presenza di Dio, che è garanzia di vita e fecondità. Di Mons. Peroni non è necessario dire molto: il suo nome è scolpito nei cuori dei suoi figli e nelle opere del suo apostolato. Di quest'Opera di S. Rita di Roccaporena egli è il vero fondatore. Egli l'accolse nel suo cuore, la stimò e credette nella sua bontà per la Chiesa. Egli l'approvò con un decreto e ne approvò il primo statuto, dandole così vita nella Chiesa. Con la sua autorità episcopale l'ha in qualche modo partorita e con il suo dolore le ha assicurato vitalità e fecondità. Quest'Opera è una sua creatura, un pò inquieta e combattuta: egli la sentì particolarmente sua e trepidò molto per essa. Ricordo la sua gioia quando potei annunciargli che a Roccaporena erano tornati gli Orfani (1951), quando sorse la Casa del Pellegrino (1955), quando seppe dell'approvazione del Sommo Pontefice (1955) e quando gli fu offerta la pergamena di Fondatore dell'Opera. Egli fu felice di essere accolto con amore là dove la sua sofferenza aveva fatto germogliare il deserto e aveva creato un'oasi di pace e di vitalità rigogliosa. Egli doveva goderne almeno un poco, e vi ebbe conforto alla sua Vecchiaia, alla sua gloriosa indigenza, alla sua penosa immobilità. Un grande dono ci ha fatto il Signore nel far tornare vicino e riposare tra noi un suo fedelissimo Servo, un nostro amatissimo Padre. Egli sarà perenne benedizione su di noi e sull'Opera di Santa Rita» (Roma 23. 10.1958).

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