Casa Maritale di S.Rita


È all'ingresso del villaggio; fu poco accortamente trasformata in chiesa dal casciano card. Fausto Poli che fece demolire e riedificare la parete facciale e quella posteriore, spendendovi del suo 500 scudi. La ricostruzione dello stabile è possibile desumerla dalla relazione lasciata dal notaio casciano Francesco Venanzi che il 30 ottobre 1626 si recò a Roccaporena su mandato del prelato per effettuare un sopralluogo nel piccolo fabbricato. L'abitazione si trovava in "contrada Piazza" ed era composta di un vano terra ad uso cucina e di un piano superiore al quale si accedeva attraverso una scala esterna in pietra. Qui erano a tetto una camera da letto (mansione seu stantia) e una cameretta posta a sinistra dell'ingresso, la quale nel lato orientale aveva una finestra. Il tetto prospiciente la via pubblica aveva un'apertura dalla quale si vedeva il cielo; da tale pertugio, largo circa un palmo, la tradizione ha tramandato che "entrasse l'Angelo a visitare la Beata Rita" e che "se piove o nevica da tale apertura non entra mai nè acqua nè neve". Nel 1910 il card. Augusto Sili costruì le camere a canne con la spesa di 300 lire. Nel 1941 la chiesa fu ripristinata dall'arch. Oreste Della Piana che riportò alla luce le pareti laterali esistenti al tempo di S. Rita. Gli affreschi che ornano l'interno sono opera del torinese Micheletti. Sull'unico altare, tela a olio con l'effigie di S. Rita genuflessa orante davanti al Crocifisso, attribuita a Luca Giordano; fu commissionata dal Poli. Alle spalle della Santa si scorgono una donna che stacca una rosa e un uomo che coglie due fichi; il paesaggio è brullo; si nota lo stemma del committente. La tela è stata restaurata dalla dott. Federici della pinacoteca vaticana.